LE PAROLE AL PARI DEGLI ANGELI, SONO FORZE DOTATE DI POTERI OCCULTI SU DI NOI. SONO PRESENZE PERSONALI CORREDATE DI INTERE MITOLOGIE.. E DEI LORO EFFETTI MONITORI, BLASFEMI, CREATIVI E DISTRUTTIVI. (JAMES HILLMAN)
All’attenzione di : Un quasi-qualunque passeggero
Da: Un’immaginaria hostess più-che-certamente rompipalle
Oggetto : Omino pentola-a-pressione
C’era una volta –ma potrebbe senz’altro essere, un c’è adesso o ci sarà- un piccolo, silenzioso, forse saggio, grande uomo, smorzato da chissà quale forza, mosso da chissà qual’altra inquieta leva, che se ne stava al margine delle situazioni, come se il fatto di essere posizionato lì, gli permettesse, con un gesto, di sollevarne un lembo e buttare all’aria ogni cosa, senza figurarne da artefice; come se il fatto di osservare, di lì, gli rivelasse un punto di vista globale, intrinseco, di tutta la scena, proteggendosi però accuratamente le spalle, ahimè, maldestramente il cuore; come se il fatto di non proferir parola, sconfinato lì, gli servisse a fissare mentalmente la corretta punteggiatura, nei discorsi altrui, senza però esporsi o vanificare la voce: ascoltava ed incamerava, parlando.. soltanto si ascoltava, e questo, non voleva farlo mai.
A guardarlo gli si leggeva molto-forse-poco sul viso, ma mai a metà. Tutti i suoi tratti essendo all’insù riflettevano un’immagine allegra, ma, poiché saltava sempre, il suo contorno appariva sfocato: lui c’era e non c’era e la sua ombra di conseguenza subiva traumi, si dissolveva, si ricomponeva, poi si liquefaceva, di nuovo si solidificava. Umanamente un’immane fatica, un insostenibile stress e, possedere tanti doni, altrettante qualità, valanghe di energie, montagne di intuizioni, il tutto, in un nucleo senza discarica, risultava pericolosamente tossico; senza conduttore, rischiava il cortocircuito: o soffocare, o morire fulminato. Lui.. allora, semplicemente tossiva, si calava gli occhiali scuri sul naso, si accendeva lo stereo e guardava il cielo. Si percepiva esausto sottopelle, cercava aria, ma sapeva cambiare soltanto posto, o vicino o lontanissimo, questo non era granchè importante: era purtroppo sempre-e-soltanto-lì, il suo daffare.
Credo che la pace, la cercasse come regalo in un sacchetto di patatine, come sorpresa in un uovo di Pasqua..credo..
..Credo.. non avesse molta stima in se stesso, quell’omino. Credo.. si sentisse infinitamente solo, ma ormai così malato di solitudine da doverla difendere.
..So.. si sentiva colpevole di qualcosa di molto grande, braccato, senza via d’uscita. So.. era convinto di non meritare niente, di non poter dare, niente; ma non era né inaffidabile, né instabile, né superficiale, né stupido, quell’omino vero. Ed è certezza che il suo male dentro, lo rendeva incapace di parlare, di agire, e lui lo accettava come un dato scontato, un dogma, una verità assoluta e inconfutabile, come fosse quella, la sua unica stessa vita.
Non l’ho più visto.
Ma è probabile che in questo momento stia fuggendo da se stesso, inconsapevole che quel sé, doveva invece abbracciarlo, curarlo, amarlo, lasciarlo per una volta parlare, proprio-come, ma-non-soltanto, sull’amaca del giardino, negli attimi davanti a un tramonto, tra i suoni dei suoi cd, in una notte d’alcol e fumo.
Adesso vola. Ed io non voglio niente.
Le foto del passato a cosa servono, gliel’ho spiegato. E ciò mi basta.
Spero sia felice.
Ho questa sua:
Le radici ancora vive, non vanno estirpate, ed è giusto continuare a versar acqua, se la terra ha sete. Poi, fermarsi, sparire, saper perdere, e lasciare che la sola forza sia, il vento. Ce n’è sempre, ovunque: ed è meraviglioso..
“Accadono cose che sono come domande
Passa un minuto oppure anni
e poi la vita risponde.” suggerisce Baricco.
Good luck, omino mio, aggiungo io.
Questo è un mio scritto di diversi anni fa che regalai a un amico.
A tutti gli amici, allora, a tutti coloro che in queste parole, almeno un pizzico, ci si ritrovano.
E a lui, di nuovo.. se mai gli ritornasse lo schizzo di ripassare di qui..
Per chi avesse dei dubbi sulla mia attuale esistenza, batto un colpo, sono tuttora composta da materia e non se ne voglia il mio spirito.. Il mio attuale problema è che, nonostante certe incombenze con gli anni siano diminuite, il destino si è intestardito contro di me, con tutta probabilità, al fine di mantenermi energica, vitale e, aggiungo, anche se non lo considera, infastidita.
1) casa mia è stata usurpata da una colonia di topolini che non soffrono di vertigini (dato che abito al secondo piano) o forse, seconda la mia teoria dell’ultima ora, una topa gravida ha pensato senza interpellarmi che io fossi promotrice del “sì alla vita” ed ha tranquillamente deciso di partorire al calduccio e nell’intimità del mio forno.
2) Sono diventata senza volerlo un personaggio pubblico e ricercato, perciò nonostante la mia ben nota ritrosia, spesso per motivi di lavoro o cortesia, sono costretta a presenziare ad un gran numero di conferenze e convivi, poco importa se mi addormento, atteggiandomi a non farlo.
3) Navigo in non-buone acque finanziarie, perciò ho la mente e i piedi sempre in movimento, e come se non bastasse si è aggiunto il fisco che vuol farmi vigliaccamente ed erroneamente la pelle, considerata l’ingiustizia, sono diventata cerebralmente ed in breve, un avvocato tributarista -quello reale voleva farmi la festa- e sto studiando e risolvendo diverse rogne da me.
Mi fermo qui, anche se dovrei proseguire, ma il tempo stringe e non voglio essere noiosa, in ogni caso per il resto sono sempre io: temeraria, stronza, sana, agguerrita, ironica, lapidaria, frenetica e maledetta, con la mia fidato amica Brida sempre al fianco ed i miei ciquencento, e più, uomini al seguito.
Au revoir, mes petits amis.. à la prochaine fois..