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Utente: aldiladellospecchio
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Chi sono ?? Domanda stupida.. A meno che non si abbia la costanza di porla ogni nanosecondo.

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lunedì, 29 settembre 2008

                                         L'INSIEME

E’ un’arte improbabile faticosa rischiosa

Difficile
Quasi inumana

Essere causa processo effetto e risultato

Ergastolano boia e grazia

L

Malattia medicina ricostituente e guarigione

Vittima carnefice e salvatore

Degli altri
E contro gli altri

E ancor di più di se stessi e per se stessi

 .. Nessuno può insegnarla ma se non è innata pure questa si impara ..

postato da: aldiladellospecchio alle ore 15:20 | link | commenti (39)
categorie: fuoco
martedì, 23 settembre 2008

REBUS IN BIANCO E NERO

 

Nikka ha sempre qualcosa da scrivere
Quando Nikka non scrive ride

 

ALI  

Nikka sembra una persona contorta.

Quando non sembra che Nikka si contorca vive.

MAI

 

.. senza il resto: cruciverba e differenze ..

 

accontento todomodo ma nei commenti non so inserire foto, perciò ecco qua :

 

 

TODO

postato da: aldiladellospecchio alle ore 14:52 | link | commenti (31)
categorie: fuoco
mercoledì, 17 settembre 2008

SENSITIVE KIND

 

Ieri mi sono recata ad una cerimonia funebre. Era l’addio ad un conoscente anziano che se ne è andato via così, all’improvviso, senza soffrire credo, e senza quasi disturbare nessuno. Non c’era disperazione tra la gente, solo tristezza e rispetto, ho visto poche lacrime ed ero, tra l’altro, in fondo alla chiesa. Così ho avuto modo di pensare. Pensare. Innanzi tutto che con i tacchi mi facevano male i piedi, cosa stupida, ma non trascurabile e poi che odio i fiori recisi, agonizzano e muoiono in fretta, più dei morti, anche l’odore dell’acqua ferma, è  simile a quello dei corpi senza vita: come possono essere un regalo fatto col cuore ? A maggior ragione detesto i fiori finti, per quanto possano apparire belli o siano preziosi, non vanno donati ai defunti, lo grida l’aggettivo stesso “finti” è come dire: “tieni, sembrerà, ma per un po, non so se verrò a trovarti”, meglio un alberello o un sempreverde piantato nella terra, almeno quello è più onesto, sta vivo come può, per conto suo, ma non lo nasconde. Pensando mi sono guardata in giro. Non parliamo delle candele elettriche, la cosa più distaccata, e ipocrita, e ridicola che io possa concepire. Basterebbe come motivo più che valido, e non esagero, per giustificare il fatto, che non mi reco in chiesa da secoli. Giuro che se nessuno mi avesse notato mi sarei adoperata per far saltare la corrente. Pensavo. Non vorrei un rito cristiano alla mia morte, proprio no, non vorrei nessuno, o magari pochi intimi che non chiacchierano tra loro e sono lì davvero per un saluto, vorrei possibilmente essere sepolta all’alba. Cremata no. E se poi di nuovo mi servisse il mio corpo ? Non si può sapere. Per finire in una piccola urna in una casa con gente che mi fa chiasso intorno ? Per carità. E neppure dispersa nel vento, sono già errante di mio, sarei un’entità vagabonda sempre più in pena e per giunta in balia del vento. Ma magari poi, lascerò che sia fatta la volontà altrui, per non deludere le aspettative di chi mi vuol dare un addio come si aspetta e mi vuol bene, perché è così, anche se così non dovrebbe essere: chi ti vuol bene si aspetta sempre qualcosa, di più ancora se non lo dice. Però nessuna omelia, e come musica un solitario pianoforte, detesto i canti stonati dei fedeli in chiesa. Un desiderio più “spinto”, uno solo: all’uscita sul sagrato, possibilmente, dovrebbe partire in sottofondo una vecchissima canzone di J.J. Cale “Sensitive kind”, che quando da ragazzina l’ho sentita ho detto subito: “questa è la melodia che vorrei accompagnasse il mio corteo”. Non voglio neppure essere infilata in un loculo, chi me lo dice che non mi sentirei soffocare e che non può essere così davvero anche da morta ? Dalla terra sono venuta e, in mancanza di meglio s’intende, puntualizzo in mancanza di meglio, alla terra voglio tornare. Magari vicino alla tomba di famiglia. Però questo pensiero è fresco fresco, giusto perché, adesso, lì c’è mio padre, e mi accorgo che gli voglio quasi più bene, e mi manca quasi più ora, che non c’è che quando c’era, perché fino a poco tempo fa se ci penso, mica la pensavo a questa maniera, e glielo dicevo pure: “Ho fatto di tutto per uscire presto da casa vostra, non vorrai che alla fine ci torni..” Era una delle poche volte che lo sentivo ridere con la risata grassa.

Poi ho pensato ancora. E pensavo a tempo fa, che a mio nipote, che allora aveva 10 anni, un giorno in ufficio, ho fatto promettere di accertarsi più di una volta della mia morte quando mi prenderà, a costo di farmi seppellire qualche giorno più tardi, anche se puzzo, tanto non è un problema il cattivo odore, immagino, per uno che prende in mano le cimici. Lui mi ha guardato un po’ come non fossi seria seria e scherzassi, ma non era sicuro sicuro, e va bene così, si incamera anche, e forse di più, per gioco, e poi, certe frasi forti neppure andrebbero dette con troppa serietà, meno che meno a un bambino. Comunque non è una follia, io ho il terrore di essere sepolta viva, qualche rara volta ho sentito che succede e poi anche so, che col carattere che mi ritrovo per un po’ mi ribellerei pure alla morte, memore un pizzico del fatto che  ho 2-3 conti in sospeso con lei. Un po’ vendicativa alla fine non è male se lo divento.

Tutto questo pensavo. Ma pensavo poi che questo non è un testamento, è solo quello che ho detto: un pensiero. Fatto ieri, e così, mentre tutti insieme si diceva ciao a un conoscente, e per me era un ciao normale, uno di quelli che si dicono camminando per strada ad una persona che incontri e, se ci pensi, non sai poi quando rivedrai. Forse anche per colpa delle scarpe strette col tacco, tanto poi le idee si evolvono di continuo e cambiano pure, un poco come si cambiano le scarpe, e sempre, di continuo, ci cambiano anche, a volte si contraddicono, sono tutta la vita in movimento, in questo avranno preso dai piedi. E giusto per quella che sono io e certa che mi conosco, potrei giurarci, che magari cambierò alcune idee anche dopo morta, e adesso che ci penso meglio, forse saranno proprio queste, quelle che ho scritto sulla mia morte.

 

Che poi uscendo dalla chiesa ho pensato ancora, ed è stato l’ultimo pensiero, credo, che quando qualcuno ci lascia, ti accorgi che è lì vicino a te ancora di più, sempre di più, si fa sentire bene, meglio, un po’ come quando si tolgono le scarpe che ci hanno fatto patire e il dolore non passa, perché restano le vesciche, spariranno, ma intanto fanno male tutte le scarpe, e poi se si rimettono le stesse, le vesciche torneranno. Ci giurerei, 9 su 10, mi sa. Certe scarpe è proprio meglio buttarle.

postato da: aldiladellospecchio alle ore 18:51 | link | commenti (23)
categorie: fuoco, acqua