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Chi sono ?? Domanda stupida.. A meno che non si abbia la costanza di porla ogni nanosecondo.

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mercoledì, 31 dicembre 2008

CIME-TERRASono tornata ieri sera da QUI. Non so dar voce vera a questi giorni, pigiare tasti a descrizione di questi luoghi, offrire parole a sensazioni ed emozioni migliori di quelle già scritte in questo VECCHIO POST. Ne approfitto per augurarvi un BUON ANNO. Nei passati e, per tutti, quello che è stato è stato. Ma. E. Solo ora sono splendidi, perché godono il privilegio dell’immortalità. Che anche questo a venire lo sia.

   

 CIMI-TERO

 

 

 

 

 

 

 

  

LUOGHI

(Celledizzo)

 

Cuore nero di lupo e anima bianca selvatica. Slegati da tutto, tutti e tra loro. Avvinti alla natura.

Ci sono luoghi che si intrecciano alla mia infanzia e altri che incontro per caso, capaci di infondermi sensazioni indescrivibili che nessun essere vivente, finora è mai stato in grado di offrirmi.

Ho sempre pensato che con tutta probabilità l’amore sia questo: L’inaccessibile alchimia di condividere con qualcuno, la muta eterea magica e fugace intensità di uno di questi momenti, senza percepire l’altrui presenza, in minima parte come un’intrusione.

Sarà che certi luoghi non mi invadono, ma nell’immediato sono io, che senza rendermi conto mi amalgamo ad essi. Sarà che senza infrastrutture o percorsi, in modo spiazzante, ma naturale: mi avvolgono.

E’, nel freddo che trovo il massimo calore.

E’, che la natura non necessita di amore e non ne chiede, ma senza abbaglio lo riconosce.

A volte mi prende la voglia di scappare per stanziare definitivamente in un posto così. Credo che se fossi malata e senza speranza, o se un giorno mi nauseassi di tutto e del tutto, o eliminando i se, semplicemente avanzando verso la fine dei miei anni, andrò a viverci. Lassù.

Dove la vita è niente, ma la natura la rende viva, la predomina e la dirige.

Con i suoi rumori che prevalgono nitidi e intatti sui clacsons ed il brusio della massa; i suoi odori che arrivano così violenti e intensi alle narici da far girare la testa; dove il tempo si dilata e prende una consistenza diversa; dove i sorrisi della gente sono maledettamente ingenui e disarmanti, ma al contempo immensamente saggi; dove i vecchi sembrano usciti da un quadro a colori saturi, con le camice a scacchi variopinte, gli scarponi infangati, con i nasi rossi e le iridi di un azzurro esagerato; dove i bambini sono e possono ancora essere bambini, con le guance incendiate, le ginocchia sbucciate e sporche, l’odore di selvatico e fuoco di legna sulla pelle e quello di latte appena munto sulle labbra.

Lì il tempo non spaventa, è come se la distanza tra vita e morte quasi si annullasse. E’ un vivere che prevale sul tempo.

Tra i cuori semplici dove il trapasso non fa paura: Avviene. Ed anche il fato, dolce o violento perde consistenza, perché tutto è inscindibilmente legato ad un ciclo naturale ed il passaggio fisico-temporale non ha motivo né senso d’essere capito. Il sole è sole. La terra, terra. L’uomo soltanto uomo.

E lì, è tutto più facile, più reale, armonioso e graduale. Anche l’essere imperfetti. Anche gioire, morire, soffrire, amare. Saperlo e non saperlo fare.

Come la consapevolezza atroce e stucchevole, ma altrettanto perfetta, dell’apparire e lo scomparire magico e fugace delle impronte sulla neve. Bianche su bianco. Vergini ovattate incerte, ma nitide. Sulla coltre candida e immacolata che nuova neve, di nuovo immacolata e candida cancellandole, ricoprirà. Per altre impronte e altra neve. 

postato da: aldiladellospecchio alle ore 10:00 | link | commenti (20)
categorie: fuoco
lunedì, 22 dicembre 2008

A TUTTI I FOTTUTI BABBI NATALI DEL MONDO

 

“Caro” babbo natale, (minuscolo)

Quest’anno deluderai un po’ tutti, ma non me. Non me.. Non me.

Tu mi hai deluso ormai da tempo.

Ero ancora bambina e già mi stavano antipatici la tua barba bianca e il tuo viso paonazzo e paffuto, il tuo vestito rosso e bianco fregato alla coca cola, il tuo fare borioso troppo ciarliero e confidenziale. Ho sempre diffidato dalle persone esageratamente bonaccione e sicure di sé e tu promettevi a tutti regali e presenza spacciandoti per onnipotente, onnisciente, col dono pure dell’ubiquità. Bada: A volte si finisce anche per credersi per come ci si crea. Povero illuso! Ma tu pensi che io me la bevessi quando mi dicevano che scendevi dal camino? Vecchio ciccione, avresti dovuto almeno perdere prima una cinquantina di chili o anche più.. Fartela a piedi, la strada per consegnare ogni regalo, altro che trainato sulla slitta sfruttando quelle povere renne! Dicevi di possedere la fabbrica dei giocattoli eterna e fornita di tutto, ma scommetto che c’era consapevolezza dietro alla tua bugia, sapevi che anche la tua ditta un giorno avrebbe potuto fallire e che, era impossibile che essa contenesse ogni cosa, e per certo, non quell’unica cosa capace di soddisfare il mio candido desiderio d’infanzia.

Non ti chiedevo poi molto ogni anno con la mia letterina, era un oggetto piccolo, povero e facile da costruire, ma tu mi hai sempre fatto grandi promesse, temporeggiando, senza accontentarmi, anzi cercando ogni volta di farmi pure fessa. Potevi semplicemente dirlo: Quella cosa non ce l’ho.. Magari, allora, avrei capito.

Ero una bambina lo so, ma non così stupida e ingenua da farsi fregare da uno come te. Codardo, ipocrita e approfittatore! Non si prendono in giro i più piccoli.. Forse è stato lì che ho imparato a diffidare degli uomini che si prodigano in miliardi di parole grosse che poi si sfaldano, non sussistono oppure non mantengono.

E mia madre, altro bel personaggio da sempre molto “sincero”, ti sosteneva, ti copriva e ti spalleggiava nella menzogna per render omaggio all’apparenza, fino a che a furia di lavorarla al fianco, l’ho costretta a confessare, mica era tanto scaltra quanto ostentava, e ti ho spogliato del tuo vestito di pannolenci sgualcito rosso fastidio e della tua barba di ovatta spiluccata a pochi soldi. La ciccia no, quella sono certa che la mantieni pure ora, non era apparenza quella, ma la tua visibile e cruda realtà di omaccione infingardo e obeso.

Volevo una bacchetta magica. Solo una bacchetta magica, in fondo. Tu ti vantavi di potere tutto, no? Ma una bacchetta magica Vera. Ci avevo rimuginato così tanto, prima di arrivare a quella scelta che avrebbe risolto la mia vita e quella degli altri, ci credevo così tanto, che rinunciavo a chiederti in dono tutto il resto per ridomandartela paziente e fiduciosa ogni anno, mentre collezionavo in silenzio quelle porcheriole che mi consegnavi tu, solo palliativi fac-simili. Ricordo quella da fatina di cartone col ciuffo dorato di stelle filanti, quella più seria nera con la punta argentata da mago con tanto di istruzioni per i trucchetti (trucchetti capisci?), quel rametto ancora verde staccato da chissà quale arbusto dove avevi inciso il mio nome. Ogni volta stavo malissimo, provavo una grande delusione, o meglio amarezza, quando mi accorgevo che non funzionavano, ma non per il fatto in sé, per quello correlato: sentirmi presa per il culo. Ma che mi credevi? Una che col tempo avrebbe finito per fidarsi di Vanna Marchi o Berlusconi, solo perché offrono forma, sorrisi, promesse, contentini o surrogati? Quelli che ne approfittano dell’ingenuità, l’ignoranza, la buona fede, la speranza, la necessità o la disperazione altrui? Mi facevi così “piccola”?

“Caro” babbo natale, (minuscolo)

E, ci ho pensato tanto, ma ti lascio il “caro” che tanto suona col tono spregiativo se lo pronuncio io e, ti lascio pure il tuo nome, “babbo natale”, che il mondo ti conosce e ti conosca per quello, ma volutamente minuscolo, perchè solo così ti meriti:

Smettila di prendere tutti in giro e vattene finché sei in tempo. Vattene, prima di diventare patetico invece che abbuffarti di panettoni, torroni e dolciumi o iscriverti a corsi di marketing o PNL credendoli utili e in grado di farti migliorare, crescere. Vattene, con i pochi soldi che ti restano, a farti, che è meglio, un ritiro spirituale full immersion o un corso di yoga accelerato, un po’ di volontariato in Tanzania o a Kabul, o anche un periodo di eremitaggio in una caverna senza luce né acqua né gas, a bacche e germogli. Quando sarai tornato, allora, viene pure da me, e solo allora, con la mia bacchetta magica Vera, anche se invisibile, quella che nel frattempo e negli anni mi sono costruita con fatica, sudore, sofferenza e disperazione, sola soletta e in barba a te e ai tuoi simili, ti farò perdere qualche chiletto, aiutandoti a riconquistare la tua autostima che poi son due cose in parte inversamente proporzionali, e se quest’ultima non c’è più, perché tu, caro mio, “maturo e responsabile”, te la sei stupidamente bruciata, sotto al peso del borioso personaggio pubblico che ti sei creato, ti offro una paio di settimane di dieta disintossicante, depurativa e dimagrante in una beauty farm a pane e acqua.

Questo perché io sono buona anche senza la promessa assurda dei tuoi fottuti regali, perché omaggio l’umiltà, la semplicità, la modestia, la pietà e non ultimo il perdono.

Poi con un calcio, scordatelo però, che io mi fidi di una tua ennesima promessa, mi accerto io e mi assumo la responsabilità, di catapultarti in pensione. Quella minima, intendiamoci.. 

postato da: aldiladellospecchio alle ore 15:13 | link | commenti (25)
categorie: fuoco
lunedì, 15 dicembre 2008

                       I NON-UOMINI DELLA MIA VITA 
                                   (second part)

 

Il tipo dei bigliettini fu un romanticone. Quasi ogni mattina, per lungo tempo appena uscivo di casa, trovavo un suo messaggio su un fogliettino giallo, ricco di complimenti delicati e pensieri suoi su di me: l’augurio di una buona giornata, il tipo di emozioni che gli provocavo quando mi incontrava. Li appiccicava al mio campanello, me li infilava nello specchietto dell’auto, o tra le maglie della catena della bici. Poi, quasi tre mesi dopo, un giorno prese il coraggio e mi telefonò a casa dicendomi : Io sono quello dei bigliettini, se stasera ti rechi al pub dove ti vedo di solito, mi presento.  La mia risposta fu : Non mi piacciono gli incontri al buio, se mi vuoi conoscere faresti meglio a presentarti semplicemente quando mi incroci per strada. Da allora sparì e con lui anche i bigliettini. Solo anni dopo, mentre con dei conoscenti si stava organizzando una megafesta, mi venne vicino un tipo e mi disse: Ricordi i bigliettini ? Ero io quello che te li scriveva. Lo conoscevo di vista e mai l’avrei pensato persona capace di un gesto del genere, l’ho squadrato dalla testa ai piedi e poi fissandolo negli occhi con sguardo ironico, ma un po’ studiato e malizioso gli dissi : Peccato, avresti potuto dirmelo subito, magari allora ci sarebbe stato modo di approfondire la conoscenza.. Si è portato la mano destra chiusa alla bocca e se l’è morsa lasciandosi il segno.

Il signor vogue è stato invece un passaggio veloce, ma se ne avessi approfittato ora avrei un guardaroba haute couture da far invidia a Kate Moss. Era un uomo sposato sempre elegantissimo che se ne stava spesso a chiacchierare con la proprietaria di un negozio di abbigliamento firmato del centro. Dato che la conoscevo pure io e che a volte mi faceva gola qualche bel capo, quando entravo per provarmelo si scambiavano due chiacchiere e lui immancabilmente mi chiedeva di fargli da manichino per abiti da regalare alla moglie, a detta sua, una 42 come me. Alla fine di ogni volta alcuni dei vestiti in questione voleva però donarmeli e insisteva pure. Ovviamente io rifiutavo e col tempo ho anche smesso di entrare in quel negozio, quando lo vedevo attraverso la vetrina, per evitare il ripetersi della situazione. Un giorno la proprietaria mi chiese il mio indirizzo, pensai fosse per inviarmi qualche promozione, ma la sera stessa mi venne consegnato a casa un gran pacco, lo aprii e all’interno trovai un capo costosissimo di quel negozio con tanto di biglietto profumato del signor vogue che mi pregava di accettare il suo dono e si scioglieva in una sfilza caramellosa di complimenti con una calligrafia altrettanto arzigogolata. Bé.. per chiudere definitivamente questa spiacevole parentesi, la mattina dopo gli riconsegnai personalmente il pacco nel suo studio di avvocato, passando davanti alla segretaria senza permetterle che mi annunciasse e lo avvisai con eleganza di smetterla o il prossimo dono l’avrei riciclato girandolo alla moglie, ops.. la sbadataggine.., dimenticando di togliere il suo bigliettino. Scomparso.

L'ubriaco del campanello è stato un po’ come il maniaco, ma l’ho stroncato sul nascere. In piena notte si metteva a suonare alla mia porta svegliandomi, ma quando rispondevo al citofono respirava e basta. Fino a che una notte, forse aiutato dall’alcol, si è fatto coraggio e mi ha detto parlando con la lingua felpata : Voglio salire per conoscerti !  Data la discrezione e la delicatezza, l’insistenza e la normalità della pretesa alle 2 di notte, dopo averlo più volte intimato di andarsene o avrei chiamato la polizia, lo feci. La mia fortuna fu che il poliziotto che arrivò era un mio conoscente e mi disse al citofono : L’abbiamo preso so bene chi è, che devo fare ? Scendi lo vieni a riconoscere e sporgi denuncia o lo spaventiamo e basta ?  Ho chiesto un parere suo, dato che mi fidavo e non mi sembrava il caso di sporcare una persona, solo perché era un povero scemo, se non ne valeva la pena per una cosa del genere. Mi ha risposto che era innocuo e che lo avrebbe “convinto” con poche parole a lasciarmi in pace. E così fu, non ei fu, eh. Il poliziotto era buono o non avrebbe potuto certo essere un mio conoscente.

Il medico inglese lo conobbi in vacanza, era sposatissimo e sempre con una moglie rossa alle costole. Ma è tipico proprio di questo genere di mariti troppo controllati, uscire dal seminato i primi 5 minuti di libertà che riescono a guadagnarsi. Devo dire la verità era un vero gnocco, un gran bel uomo e pure intelligente, ma aveva due difettucci, non tralasciabili, per quel che mi riguarda: il primo essere sposato, il secondo essere infedele. Una sera dopo una cena sportiva alla quale per forza di cose era venuto senza la consorte, si lanciò in una corte spietata nei miei confronti. Lo rifiutai garbatamente senza battutacce, visto che avevo una buona scusa, quella di avere ospiti in casa. Il giorno dopo però come arrivai alla spiaggia mi venne incontro la moglie infuriata, cercai di calmarla anche perchè ero innocente e pure solidale nei suoi confronti, ma lei che aveva capito dove il suo pollo puntava il giorno prima se la prese con me, dato che lui aveva passato tutta la notte fuori. Arrivò subito lui e se la portò via mentre continuavano a litigare tra loro. Una mia amica poco più in là che stava prendendo il sole, a quel punto alzò il capo, si tolse l’asciugamano da spiaggia da sopra la testa, mi guardò con il viso paonazzo e sudaticcio e si aprì in un sorriso tirato di ringraziamento a quasi a 360° rivolgendosi a me. Se sei affamata e ti abbuffi, lavarsi i propri piatti sporchi poi, no ??  Le urlai.

Il figo dell’incidente però, supera tutti nella filosofia dell’assurdo dell’ approccio. In pratica si stava tornando da un locale notturno in una notte piovosa. Avevo lasciato guidare la mia auto a un amico e ci trovavamo in cinque dentro l’abitacolo. La macchina uscì di strada scivolando sul bagnato in una curva e due di noi si fecero davvero male, una si lussò il collo, una si fratturò il bacino, agli altri due e a me toccarono solo botte e graffi. Ma prima del bollettino di guerra effettivo, come succede in questi casi ci sono attimi di panico, e occorre, se si è in grado, chiamare l’ambulanza e il soccorso stradale. Stavamo aspettando aiuto spaventati e infreddoliti quando si fermò una macchina che ci aveva visto in difficoltà. Dette le prime frasi di circostanza, un figo che conoscevo di vista salì nell’auto al mio fianco porgendomi il suo maglione per coprirmi le spalle. Avevo la testa tra le mani ed ero gocciolante, insanguinata ed infangata da capo a piedi quando lui se ne uscì così : Non ho mai avuto coraggio e occasione, finalmente è arrivata e ne approfitto, tu mi piaci tantissimo mi piacerebbe conoscerti meglio. Al che io alzai la testa dolorante, con i miei capelli da bobtail bagnato, lo guardai con il mio trucco sfatto e gli dissi con tono depresso e sconsolato : Sei il più grande imbecille che mi si sia mai avvicinato.. Rimase sorpreso confermando, come avevo logicamente previsto, la sua imbecillità.

Il buon partito dei fiori fece invece un gesto molto elegante. Un sabato mattina mi arrivò a casa uno splendido mazzo di fiori accompagnato da un biglietto, o meglio una lettera. Mi scriveva a grandi linee che gli piacevo da sempre e perché, che aveva intenzioni serie, che si era laureato a pieni voti in.., specializzato dopo vari master in.., che ora faceva un lavoro di grossa responsabilità e che se gli davo la possibilità di conoscermi bastava che glielo confermassi al numero di cellulare allegato. Un perfetto curriculum, insomma. Ci pensai un po’, mi aveva incuriosita il modo preciso e acuto con il quale descriveva dei tratti di me, ma poi realizzai che chiamare uno e decidere di incontrarlo sapendo già alla base di piacergli mi avrebbe messa molto in imbarazzo, tanto più che non avevo minimamente idea di chi fosse. Non è da me questo genere di incontro organizzato. Feci il numero e mi presentai. La sua voce era pacata e calda. Poi aggiunsi : Non voglio neppure sapere chi sei, volevo solo ringraziarti dei fiori, a una donna fanno sempre piacere.. Non insistette e mi disse va bene con gentilezza. Se devo essere sincera, la curiosità di sapere chi era ancora adesso ogni tanto mi rode.

  

 

 

BASTY 

  

Finisco qui. Ci sarebbero altri dei miei non-uomini da menzionare.

Avevo pensato di aggiungere l’uomo delle lasagne al radicchio, una storia davvero davvero, ma davvero  particolare, ma lo tralascio, perché lui, forse grazie al fatto di avermi saputo prendere per la gola o, magari anche per altro, appartenne poi o, appartiene, a voi resterà comunque un mistero, all’altra categoria, quella degli innominabili e dei quali “purtroppo” scriverei, come ho premesso, solo in forma confusionale e criptica: I miei mille uomini.

 

postato da: aldiladellospecchio alle ore 14:19 | link | commenti (39)
categorie: fuoco