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Utente: aldiladellospecchio
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Chi sono ?? Domanda stupida.. A meno che non si abbia la costanza di porla ogni nanosecondo.

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martedì, 27 gennaio 2009

JE SUIS COMME JE SUIS

  

Tra i vestiti di Carnevale di quand’ero piccina, l’unico che ricordo di aver indossato con soddisfazione era una tutina rossa da diavoletto, con tanto di cuffietta e cornetti, codina sottile e biforcuta e mantello di raso rosso: una seconda pelle nelle sembianze e nell’animo. Mi permetteva di poter saltare ovunque, di dar sfogo alla mia indole indemoniata, di fare il ghigno alle signore antipatiche e di piegarmi pure in quattro. Damine, fate, principesse e Colombine, non erano di mio gradimento, travestimenti troppo leziosi, ingombranti e smorfiosi. Nel caso me li propinassero invidiavo mio fratello con le sue tute da Diabolik, Superman, o Uomo Torcia e trascorrevo tutto il tempo dei festeggiamenti col viso imbronciato in un angolo a grattarmi la testa sotto la parrucca e le cosce sopra le calze, alzandomi le gonne fino all’ombelico. L’unico travestimento in grado di farmi ritrattare ricordo che fu Pippi Calzelunghe, ma sul mio podio agevolata solo dal fatto che  Wonderwoman a quei tempi, non era ancora in auge.

Con gli anni oltre a scegliermi il costume carnevalesco da sola, ho imparato a confezionarmelo e non solo; disegnavo bozze di abiti ricche di accessori e particolari anche per altre persone ed amici e conoscenti facevano la fila a casa mia, prima di ogni festa, per farsi truccare e agghindare.

Tra le mie trasformazioni più riuscite ricordo quella da spaventapasseri (con un bastone da scopa orizzontale sotto la giacca ferii tre persone durante le danze), quella da total silver (persino denti, orecchie e occhi spruzzati di spray argentato, purtroppo senza risparmiare le lenti a contatto), quella da sacco di immondizia (con bucce di banane, lattine, gusci d’uovo, lische di pesce, preservativi aperti appesi al sacco di cellophane usato e puzzolente), quella da heavy metal (vi raccontai in un post l’anno scorso che a Venezia, a causa di questo costume mi portarono in questura in motoscafo), quella da Donna Invisibile (come descrivervelo ?), da Crudelia De Mon (persi molti capelli per la cotonatura, un cane vero dipinto a pois per l’occasione poi ritrovato, e la voce per due settimane), da coniglio di peluche (tattico, si festeggiava all’aperto e c’era un freddo cane, fui l’unica a non ammalarmi), da lebbrosa ( vestito di yuta, vinavil e fondotinta raggrumati sul viso, sulle mani e su ogni pezzo di pelle visibile), da morte (con tanto di falce vera e dentiera finta che mi fece sanguinare sul serio la bocca per tutta la serata) e da strega sexy (questo negli anni poi mi fu chiesto in prestito da quasi tutta la città ad esclusione degli animali morti, curatissimo nei particolari, una tuta nera attillatissima con i buchi ad hoc, quel tanto che bastava di tulle viola per non essere censurata, anfibi neri bucati ed infangati, una mosca morta appesa ad ogni dito di guanto tagliato, serpentelli, topi schiacciati, lucertole e pipistrelli infilzati in una lunga collana, una parrucca nera foltissima contornata di ragni, scarafaggi e farfalle notturne, una civetta e un barbagianni imbalsamati uno per spalla e un falchetto impagliato ad ali aperte un po’ più in basso dell’ ombelico). Mi sono sempre chiesta perché non ho mai optato od espresso simpatia per maschere che mi rendessero più bella, aggraziata e femminile.

JE DEUX

Il tempo è passato non che ora io sia vecchia, penso che per i travestimenti non ci sia un limite d’età, ma per mia scelta ho iniziato già da un po’ a negarmi agli inviti carnevaleschi ed anche Venezia in questo periodo la evito assai volentieri, però se dovessi inventarmi qualcosa da indossare per una festa di Carnevale so bene quale sarebbe ora la maschera a me più congeniale, indubbiamente: la caricatura di me stessa; poiché sapersi prendere in giro almeno un po’, nella vita, con la giusta ironia, in maniera pubblica non solo a parole, ma anche fisicamente e godere di ciò, riconoscendo e punzecchiando i propri difetti, le piccole e fastidiose paure, le insicurezze, le lacune, i propri tabù, le esagerazioni, anche le convinzioni, i nostri punti deboli quelli che ci fanno tanto vergognare o quelli di forza che ci inorgogliscono, quelli che ci frustrano e ci limitano o altri che si vorrebbero esibire, è una delle cose a volte più curative, purificatrici e sane per l’accettazione del nostro essere così, talmente troppo umani, spesso  da diventare alla fine: maschere di noi stessi.

postato da: aldiladellospecchio alle ore 14:49 | link | commenti (26)
categorie: fuoco
lunedì, 19 gennaio 2009

“ Dimmi che è assurdo ? ”

 

“ Mi spiace, piccola mia.

Ma il buio, come ogni notte, ha travolto un nuovo giorno.

Poi, l’alba rinasce.

L'assurdo è degli angeli, che non possono avere un destino.

Il mare, del mondo. Partorirà ancora maree.

E sulle nostre cime più alte, cadrà altra neve.

 

 

MEMORIA

 


” Così in una fredda mattina di questo gennaio, dopo che la neve aveva raggentilito le cime
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Ma alla fine anche un velo di tristezza.

Quella che affiora – come scrisse Proust – quando ci si accorge che ciò che ha serbato tanta vivacità nella nostra memoria non può più averne altrettanta nella vitaperchéun fascino non si travasa ed i ricordi non si spartiscono.

postato da: aldiladellospecchio alle ore 14:28 | link | commenti (17)
categorie: fuoco
lunedì, 12 gennaio 2009

 LA GIORNATA DELL' "AMORE"  PERDUTO

 

Proprio ieri davanti ai dipinti del Canaletto, silenziosa, pensavo :

 

Ci si perde anche senza perdersi. E non ci saranno mari e monti e genti. E non ci saranno e non ci sono paesi, a riportarci a come eravamo. Quelli che eravamo: Noi. Soli insieme: Non uniti, non insieme.

 

E poi in punta di piedi senza scarpe per non farsi sentire, ero già al Guardi, che è arrivato un altro pensiero :

 

La distanza emotiva che si crea all’ improvviso tra due persone dapprima vicinissime, reca il peso di tutta l’ amarezza del mondo. Rivela, cruda, quello che già sappiamo eppure fingevamo di aver scordato. .. Per amare ..  E’ l’indice misurabile di quanto si è irrimediabilmente soli all’universo. Della nostra inequivocabile condizione di .. in .. umana solitudine.

 

E a fine serata eccolo, l’ultimo pensiero. Quasi sapesse, è sceso De André a sussurrarmelo come  una ninna nanna :  


postato da: aldiladellospecchio alle ore 15:27 | link | commenti (25)
categorie: fuoco, acqua